Al Centro velico di Nova Siri

Per la maggior parte dell’anno scolastico la priorità didattica è saldamente ancorata allo sviluppo della mente degli alunni, che vengono valutati per il modo in cui mettono a frutto il loro pensiero, lo rielaborano, lo rendono perfino produttivo, ma quasi esclusivamente a spese della fisicità.

Sì, ci sono le ore di scienze motorie, le attività sportive pomeridiane (anche se non svolte da tutti); c’è il correre a prendere il bus, il camminare per il centro, l’andare in bicicletta a scuola, ma i verbi di movimento potrebbero tranquillamente fermarsi a questi, nella quotidianità dei ragazzi.

Invece, per circa cinque giorni, quelli necessari al viaggio d’istruzione presso il villaggio Castroboleto di Nova Siri, al centro della vita dei nostri ragazzi è il corpo: sono prima di tutto i sensi, solleticati dai profumi della macchia mediterranea, dall’asperità dei sassi sotto i piedi in riva al mare, dalle sferzate dell’onda marina sulla pelle; in secondo luogo sono i muscoli, indolenziti o dimenticati, che si riattivano e si riscoprono importanti, per correre alle 7 del mattino, pagaiare, nuotare, cazzare e lascare le vele, riordinare la stanza, colpire la palla.

Insomma, l’“opera viva”, per citare una parte dell’imbarcazione a vela che anticamente era prerogativa dei rematori, diventa la fisicità dei ragazzi, che in questo modo si riappropriano di una parte essenziale del sé.

Si tratta dunque di un viaggio di formazione, di riscoperta della propria dimensione fisica, con un fondamentale vantaggio educativo: il percorso si realizza solo se in completa condivisione di spazi (i bungalow, le aree comuni, le sale di ristorazione, le canoe, le vele, i campi da beach volley, ecc.), di energie, di punti di forza e di debolezza di ognuno.

Essenziale è infatti la compartecipazione che gli operatori del campo scuola richiedono costantemente in tutte le attività organizzate, perché i ragazzi sperimentino l’importanza dello svolgere insieme i compiti necessari a raggiungere un obiettivo, che sia la regata finale o, più semplicemente, l’apparecchiatura delle tavole da pranzo.

Insomma, in questa straordinaria esperienza l’acquisizione di responsabilità e la maturazione dell’Io, in armonia con il proprio corpo ed in collaborazione con i propri simili, sembrano conquiste a portata di mano. Alla portata di tutti.

Eleonora Bartoli


Pubblicata il 29 maggio 2018

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