CHI ERA GIACOMO ULIVI

Giacomo Ulivi, a cui è intitolata la scuola, nacque a Parma nel 1925. Dopo
gli studi elementari e ginnasiali, che allora duravano cinque anni, si iscrisse
giovanissimo al Liceo Classico “Maria Luigia“. Qui ebbe tra i suoi maestri
Don Giuseppe Cavalli, Attilio Bertolucci e Vincenzo Pernigotti. Si deve proprio
a quest’ultimo, divenuto più tardi Preside di un Liceo Scientifico di nuova
istituzione, la proposta di intitolarlo al suo antico studente.
Terminati gli studi liceali nel 1942, appena diciassettenne si iscrisse alla Facoltà
di Giurisprudenza dell’Università di Parma e contemporaneamente cominciò
a frequentare gruppi antifascisti clandestini. Dopo l’8 settembre 1943
aderì attivamente alla Resistenza, svolgendo funzioni di collegamento e di diffusione
della stampa clandestina. Arrestato a Parma una prima volta e fuggito
in modo quasi “cinematografico“, continuò la sua attività a Modena. Qui venne
nuovamente arrestato alla fine di ottobre 1944; interrogato e torturato, fu
infine fucilato sulla Piazza del Duomo di Modena il 10 novembre. Alla sua memoria
è stata assegnata la medaglia d’argento.
Di lui ci restano un gruppo di lettere alla madre e ad alcuni amici; tra queste,
di particolare rilievo la minuta di una specie di testamento spirituale in
cui, rivolgendosi ai coetanei, compie una lucida analisi delle responsabilità
morali che portarono alla dittatura ed alla seconda guerra mondiale, disegnando
contemporaneamente un programma di rinnovamento civile e democratico
dell’Italia.
Sotto il busto - opera della scultrice Iucci Ugolotti - che in suo ricordo è stato
collocato nell’atrio della scuola, proprio di questa lettera agli amici è riportata
l’esortazione all’impegno politico, perché, come scrive Ulivi, la “cosa pubblica
è noi stessi“.
“Può anche bastare, sapete, che con calma cominciamo a guardare in noi, e ad
esprimere desideri. Come vorremmo vivere, domani? No, non dite di essere scoraggiati,
di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne
avete più voluto sapere“. (G. Ulivi, lettera agli amici)